L’Osservatorio Nomade è una rete transdisciplinare di ricercatori - contestuale e partecipe delle realtà territoriali indagate - in grado di integrare competenze e linguaggi, dove sperimentazione, lavoro sul campo, progettazione e formazione, sono aspetti compresenti.
La rete ON è essa stessa in divenire e dinamica; si configura ogni volta rispetto ai territori in cui opera: il divenire della rete si sviluppa con il divenire dello stesso progetto di ricerca. L'ON tesse e ritesse relazioni cercando di promuovere creativamente consapevolezza, collaborazione e autorganizzazione, sperimentando un modello organizzativo altro rispetto al modello gerarchico e competitivo dominante.
La pratica di ON, è ad un tempo, conoscitiva e trasformativa, fondata sull'azione, o meglio sulla co-azione tra l'osservatore, agente estraneo ma partecipe, e il territorio, la sua realtà vivente, le memorie e gli immaginari che lo animano.
L'ON opera attraverso pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali, conviviali e ludiche, attivate da dispositivi di interazione creativa con l’ambiente investigato, con gli abitanti e con gli archivi della memoria. Tali pratiche e dispositivi sono finalizzati a catalizzare lo sviluppo di processi evolutivi auto-organizzanti, attraverso la tessitura di relazioni sociali ed ambientali da attivare o ricostruire. Sulla base di tali pratiche l'ON elabora mappature sensibili, complesse e dinamiche del territorio, realizzate con il contributo dei più diversi approcci disciplinari, attraverso cui si intende investigare i mutamenti in atto nel rapporto tra uomo e ambiente. Tali mappature contengono dati sofisticati e molteplici e al contempo vengono utilizzate come strumenti capaci di attivare interesse e di facile accessibilità. La modalità operativa descritta, oltre ad essere un innovativo strumento di conoscenza, contribuisce a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei confronti del proprio territorio e quindi ottenere più efficaci feedback di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbane.
Si tratta della sperimentazione di un modello ecologico, reticolare, cooperativo e aperto tra agenti autonomi disposti a condividere strumenti e risultati delle proprie ricerche. Una rete di cui Stalker si è fatto promotore in qualche modo e di cui Stalker è, con i parametri di un’organizzazione non-profit, il motore e il punto di riferimento finanziario. Fino ad oggi permane l’idea di non dare una struttura formale all’”Osservatorio Nomade” proprio per non riconoscerlo come un soggetto, ma consentirgli la libertà di sviluppo e operativa propria di una rete autorganizzata.
Dopo le esplorazioni transurbane della Campagnaromana, On/Stalker approda nella Tuscia e lo fa seguendo un itinerario molto eterogeneo che, seguendo le tracce dell’Urcionio, parte da Viterbo e giunge fin nella Maremma Alto-laziale. Quali sono le peculiarità di questo percorso che, ad un primo approccio, ti sembrano più interessanti da rilevare? Perché avete scelto di analizzare questa traccia nel territorio?
L'arco di territorio attraversato dal fiume Urcionio - Marta collega tra loro due hubs importanti, Civitavecchia - Tarquinia e Viterbo - Vetralla, di questa ipotetica città - regione da noi proposta con il nome di Oltrecittà. E' un asse per cui da anni è previsto un collegamento viario importante tangenziale alla città di Roma, un link fondamentale nella concezione di un sistema reticolare di regione metropolitana da noi ipotizzato con il progetto Campagnaromana, ma anche una infrastruttura rischiosa dal punto di vista dell'impatto ambientale. Lungo quest'arco che collega i boschi della Tuscia con le coste della Maremma all'interno della mitica Etruria (esitono dei confini condivisi e riconosciuti di queste realtà territoriali?) esiste anche una meravigliosa ferrovia abbandonata per cui si pensa già ad un percorso ciclabile e pedonale a bassa velocità. L'articolazione delle distanze e quindi delle velocità è peraltro un altro tema portante del nostro progetto. Inoltre l'attivismo dei cittadini contro ipotesi speculative lungo il tratto urbano del fiume, animato dagli artisti, prima di tutti Antonello Ricci che si è dedicato alla costruzione di una cartografia letteraria delle memorie industriali del luogo a partire dalla manualità, ci permette di partire da un contesto sociale avvertito, ci anticipa e ci facilità nell'esigenza di creare un immaginario dei luoghi che possa far da volano ad una azione investigativa. Estendere a tutto il fiume fino al mare il nostro interesse vuole essere un contributo per chi si è già speso sull'Arcionello, allargando la prospettiva ad una scala territoriale, ed una ulteriore occasione per noi per riflettere attorno ad un progetto Campagnaromana che fa della marginalità del territorio la propria centralità. E poi devo dire che mi ha molto sorpreso vedere come attorno a questo corso d'acqua si inanellavano così tante questioni, il Comitato arcionello, il progetto Campagnaromana, ma anche luoghi eccezionali come i siti di Castel D'Asso e Norchia, ci piace nel nostro lavoro lasciarci condurre dove le cose sembrano portarci, per poi aggiungere un qualcosa, una prospettiva, una meta: il mare.
Il vostro intervento si inserisce in un clima politico delicato. Il lavoro costante del Coordinamento Arcionello per la difesa della Forra dell’Arcionello e per l’istituzione di un parco hanno significato un risveglio culturale ed un ritorno ad un certo tipo di sensibilità nei confronti dei luoghi che mi sembra significativa per una cittadina come Viterbo. Quale può essere il vostro apporto nell’ambito di questa campagna spontanea di sensibilizzazione e valorizzazione?
Credo che il lavoro intrapreso dal Coordinamento Arcionello sia ben impostato, non ideologico, teso a promuovere la frequentazione dei luoghi come passo fondamentale per acquisirne consapevolezza. Nel passaggio però da una fase di mobilitazione ad una fase più progettuale i rischi sono molti. La determinazione che il progetto esige può spegnere gli entusiasmi ridurre le prospettive poetiche di chi ha animato il territorio delle proprie fantasie, dei propri sogni. In questo senso la nostra esperienza di traduttori delle pratiche immediate ed infinite della poesia e dell'arte nel rigido contesto urbanistico forse può costituire un contributo utile nello svolgersi della vicenda.
In questo caso, qual è il tipo di relazione che si viene a creare tra il corso d’acqua e gli insediamenti che si trovano lungo il percorso?
Quegli insediamenti si trovano lì in ragione di quel corso d'acqua, non stiamo inventando nulla, però questa relazione si è persa e riproporla nella sua interezza soddisfa sia una visione sistemica, complessa, sia un pratica spaziale, l'opportunità di ricollegare i luoghi, di coglierli di sorpresa e di guardarli da un altro punto di vista.
L’Arcionello può essere definito un “territorio attuale”?
Mi sembra proprio di si, tutto ciò che sta cambiando senza un divenire certo è un territorio attuale. Ma può diventarlo solo se esperito, narrato e lo sarà per chiunque gli si avvicinerà con un tale approccio. I territori attuali non sono spazi certi ma solo il luogo ed un modo di una correlazione tra lo spazio e chi lo attraversa.
L’ascolto dei luoghi, la lettura creativa di contesti di margine, di vuoti urbani è la pratica costante di On/Stalker. Quale mezzo (video, cartografia, installazione), secondo te, riesce meglio a rendere l’osservazione di questi territori?
Il mezzo è l'esperienza, la restituzione di tale esperienza è sempre una narrazione ed una cartografia assieme, ma come questa avrà luogo quali mezzi si prediligeranno per narrare e cartografare, questo sarà l'esperienza a dircelo, importante è essere disponibili, con tutti i propri mezzi, all'ascolto e alla relazione con i luoghi e con gli altri.
Mi sembra molto interessante rilevare come i corsi d’acqua condizionino il tessuto urbano, ne influenzino la pianificazione e provochino il mutamento. Come pensi venga percepita la presenza latente di questi corsi d’acqua nella presente fruizione dei luoghi urbani a Viterbo e, con le dovute differenze, in altre città?
Questo lasciacelo scoprire.